Skip to content

Il territorio di

MONTEMURLO E MONTALE

MONTEMURLO

Il territorio di Montemurlo si pone tra i margini dell’Appennino Tosco-Emiliano e la piana di Pistoia, Firenze e Prato. Il paese di Montemurlo era in origine un castello, importantissimo per la sua disposizione strategica, pertanto fu coinvolto dalle vicissitudini storiche più importanti, dal conflitto tra Guelfi e Ghibellini, fino a diventare terreno di scontro tra gli ultimi esponenti dell’oligarchia repubblicana antimedicea ed i mercenari di Cosimo I de’ Medici.

PUNTI DI INTERESSE

La pieve venne eretta alla fine dell’XI secolo, subì tuttavia una serie di trasformazioni: una prima nel XIII secolo, una seconda all’inizio del Cinquecento, infine una terza dal Sette all’Ottocento. Dopo l’ultimo conflitto mondiale la sede della parrocchia è stata spostata in pianura, in una nuova chiesa, dedicata al Sacro Cuore, costruita dal proposto Paolino Contardi tra il 1938 ed il 1946.

La facciata della pieve si distingue per il suo portico architravato con i caratteristici pilastri realizzati in cotto. All’interno sono custodite una serie di pitture: la Madonna del Rosario con i santi Domenico, Agata e Andrea (1609) di Matteo Rosselli; l’Assunta che dà la cintola a san Tommaso e i santi Giovanni Battista e Niccolò (1590) di Giovanni Stradano; ed infine la Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista, Niccolò, Antonio abate e Pietro (1521-1522) di Francesco Granacci.

L’oratorio si trova all’interno della villa Pazzi di Parugiano. La struttura è dedicata anche a Maria Maddalena de’ Pazzi (1566-1607), santa fiorentina che era solita trascorrere le estati in questa villa di Montemurlo.

Alla fine del Cinquecento l’oratorio venne interamente affrescato dal fiammingo Giovanni Stradano, infine ornato da un prezioso organo (1713) del napoletano Felice Cimmino.

MONTALE

Il territorio di Montemurlo si pone tra i margini dell’Appennino Tosco-Emiliano e la piana di Pistoia, Firenze e Prato. Il paese di Montemurlo era in origine un castello, importantissimo per la sua disposizione strategica, pertanto fu coinvolto dalle vicissitudini storiche più importanti, dal conflitto tra Guelfi e Ghibellini, fino a diventare terreno di scontro tra gli ultimi esponenti dell’oligarchia repubblicana antimedicea ed i mercenari di Cosimo I de’ Medici.

 

PUNTI DI INTERESSE

La chiesa, originariamente pieve, viene citata già nel 957 come San Giovanni Battista a Valliano (antico toponimo di Montale), l’intitolazione all’Evangelista comparirà all’inizio del Cinquecento.

La chiesa romanica è stata negli anni modificata, oggi si presenta principalmente con il suo volto ottocentesco, che conferisce alla struttura un atmosfera neoclassica. L’edificio ospita un serie di opere interessanti dal punto di vista artistico: l’Annunciazione (1552) del veronese Sebastiano Vini; una Crocifissione del XVII secolo, pregevole opera di scuola fiorentina attribuita a Lodovico Ciardi, detto il Cigoli, (1559-1613); e la Samaritana al pozzo del toscano Pietro Benvenuti (1769-1844).

Tra gli insediamenti urbani di Montale e la campagna di colloca l’Abbazia di San Salvatore, citata da tempi antichissimi, dal 772, indicata come dipendente di San Salvatore a Brescia. Era nota in età carolingia con il nome di “monastero della regina”, poiché patrimonio personale delle mogli e delle figlie dei regnanti. L’Abbazia, grazie alla sua posizione cruciale per viandanti e pellegrini, svolse anche la funzione di spedale. Nel corso della sua vita ebbe una storia travagliata: venne chiusa al culto nel corso del XVI secolo, in concomitanza con l’abbandono del monastero; poi divenne di pertinenza prima dei Canonici regolari lateranensi, fino alla seconda metà del Settecento, poi dei cavalieri di Santo Stefano, che ne mantennero la proprietà fino alla metà del secolo successivo.

L’Abbazia di San Salvatore è frutto dal punto di vista stilistico di varie integrazioni, il cui radicale restauro di inizio Novecento ne ha voluto restituire il suo primordiale carattere romanico. Suggestiva è la sua cripta data al X secolo.

La piccola chiesa della frazione di Catugnano, risalente all’XI secolo, pare, secondo la tradizione, esser stata fondata dalla stessa Santa Cristina. L’edificio è caratterizzato dal peculiare portale, sormontato da una lunetta, fuori asse rispetto alla facciata.

Nell’interno si conserva un affresco trecentesco raffigurante una Santa, nel catino dell’abside una Madonna col Bambino e santi, nonché la reliquia di Santa Cristina.